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Movimento Forense Dipartimento Nazionale Giustizia Telematica

Il blog sulla Giustizia Telematica a cura del 

Movimento Forense Dipartimento Nazionale Giustizia Telematica

 

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05/01/2019, 11:15

cyberbullismo, reati digitali, stalking, avv. Gianmaria V. L. Bonanno, avv. Laura Murolo, dott. Dario Tornese



YouPol:-la-denuncia-è-2.0


 



Nell’eternodibattito tra benefici e danni dell’evoluzione tecnologica, gli smartphonerappresentano, senz’altro, gli strumenti più discussi dell’ultimo ventennio:se, da un lato, questi dispositivi hanno migliorato la vita di ognuno di noi,non può non tenersi conto del fatto che, spesso, essi vengono utilizzati perscopi tutt’altro che leciti. Ciononostante, esiste una parte sana del cybermondo la quale, con le sueinnovazioni, mette continuamente a disposizione una serie di strumenti checonsentono di sfruttare al massimo le potenzialità di questi dispositivi perfini di interesse collettivo. 
Dopoaver parlato di MyTutela, l’app che ti protegge da molestie, stalking e nonsolo, spostiamo oggi l’attenzione su YouPol, un’altra importante intuizione ed invenzioneche consente, appunto, di "trasformare" lo smartphone in un mezzo di difesa abeneficio dell’intera collettività. 
YouPolè un’applicazione per smartphone Android e iOS sviluppata dalla Polizia diStato, che, dal suo rilascio avvenuto nel mese di febbraio del 2018, sta avendolarga diffusione. 
L’app,che permette ai cittadini di segnalare alle Forze dell’Ordine episodi dibullismo e di spaccio di sostante stupefacenti in tempo reale, presentaun’interfaccia grafica molto intuitiva proprio per rendere questo servizio allaportata di tutti e il suo utilizzo è molto semplice: a fronte di unaregistrazione (comunque non necessaria, in quanto si può procedere anche informa anonima) è possibile inviare una segnalazione, corredata di testo,immagini e posizione geografica, che verrà ricevuta in tempo reale dalle sedioperative delle Questure competenti e presa in carico dalla Polizia di Stato,la quale interverrà tempestivamente per impedire la consumazione del crimine oarginarne gli effetti. 
L’applicazione,operativa su tutto il territorio nazionale, è senz’altro pensata per i piùgiovani in quanto maggiori fruitori di app e sensibilmente più esposti afenomeni quali il bullismo o lo spaccio di sostanze stupefacenti. Lasperimentazione, infatti, è partita proprio da una scuola superiore dellaperiferia romana, ma, ovviamente, si rivolge a chiunque voglia offrire ilproprio contributo a beneficio della collettività per la tutela della legalità.I numeri sonoconfortanti: ad oggi YouPol conta più di 100.000 download solo sullapiattaforma Android e le segnalazioni, a soli tre mesi dal suo lancio,superavano la quota 1.000 per le denunce di atti di bullismo e 2.000 per quellelegate allo spaccio sostanze stupefacenti (dati ufficiali www.poliziadistato.it).

Avv. Gianmaria V. L. Bonanno, Avv. Laura Murolo, Dott. Dario Tornese
21/12/2018, 08:30

cyberbullismo, reati digitali, stalking, documenti informatici, prova legale, avv. Gianmaria V. L. Bonanno, avv. Laura Murolo, dott. Dario Tornese, inevidenza





 



In un’epoca in cui i profili di problematicità legati all’evoluzione tecnologica alimentano il dibattito tra coloro i quali vedono nel progresso una grande opportunità per il futuro e chi, invece, il male del secolo, non può non tenersi conto anche dei benefici oggettivi che la tecnologia porta con sé.     
E proprio dalla parte sana del cybermondo arriva MyTutela: un’applicazione del tutto gratuita, attualmente disponibile per sistemi operativi Android, ma in arrivo anche per i dispositivi Apple, che costituisce il primo strumento anti molestie per le vittime di reati commessi attraverso l’uso dello smartphone o di altri strumenti tecnologici. 
Il funzionamento è molto semplice ed intuitivo, proprio per rendere l’utilizzo dell’app alla portata di tutti: a fronte di una registrazione necessaria, l’utente troverà davanti a sé un unico tasto attraverso il quale potrà indicare il numero (o i numeri) di telefono da cui provengono le molestie e decidere se autorizzare l’applicazione a procedere alla registrazione delle telefonate che interverranno con l’utenza indicata (questa scelta, comunque, è facoltativa). Da quel momento l’applicazione inizierà a raccogliere ed archiviare in modalità forense solo i dati relativi alle interazioni (sms, chiamate, WhatsApp, chat, immagini e video) che avranno luogo con il numero di telefono indicato, i quali verranno custoditi all’interno di uno spazio protetto (cloud), accessibile in qualunque momento dall’utente inserendo le proprie credenziali sul sito www.mytutela.it, dal quale è anche possibile scaricare un report degli elementi acquisiti da allegare alla successiva denuncia ed utilizzabile nell’immediatezza delle indagini, fugando così il rischio di perdita dei dati contenuti nello smartphone nel caso in cui questo venisse perso, distrutto o sottratto alla vittima. 
A tutto ciò si aggiungono due ulteriori funzioni molto importanti: la funzione "Chiamata S.O.S.", che permette di chiamare immediatamente un numero di emergenza preimpostato o direttamente le Forze dell’Ordine e la funzione "Audio Ambiente", che consente di registrare ed archiviare con modalità forense, sempre all’interno dello spazio protetto, l’audio del luogo in cui si trova la vittima con il suo smartphone, al fine di raccogliere evidenze digitali in caso di violenze fisiche o verbali. 
Cos’è l’acquisizione e analisi dei dati in modalità forense? 
Dopo aver parlato dell’applicazione MyTutela e averne spiegato le finalità e le modalità d’utilizzo è opportuno comprendere quali sono, dal punto di vista giuridico, i presupposti che regolano l’utilizzo dei dati contenuti all’interno di un supporto digitale come prove, in assenza dei quali si rischia di rimanere privi di elementi giuridicamente rilevanti all’atto della denuncia o in sede processuale. 
Di questo si occupa l’informatica forense: un settore della scienza digitale forense specializzata nell’analisi ed estrazione di dati contenuti all’interno dei dispositivi elettronici, al fine di certificarne in maniera incontestabile alcune caratteristiche quali, ad esempio, la loro provenienza, la data, l’orario. È bene sapere che i dati archiviati all’interno dei supporti digitali contengono una serie di informazioni rilevanti a fini probatori, le quali non sono raggiungibili dall’utente comune, ma solo attraverso un processo di estrazione che attribuisca loro un valore giuridico. Come si evince, quindi, qualunque acquisizione di dati digitali contenuti all’interno di un dispositivo elettronico effettuata personalmente dall’utente, come ad esempio lo "screenshot" di una conversazione o la foto salvata da un profilo social, sebbene possa qualificarsi come elemento indiziario all’interno di un processo, in caso di contestazione, non potrà mai essere qualificata come prova in quanto priva dei requisiti di certezza e idoneità richiesti dalla legge. Per questi motivi, in tutti i casi in cui si renda necessario acquisire prove contenute all’interno di smartphone, tablet o personal computer, è necessario disporre materialmente del supporto all’interno del quale i dati sono contenuti e procedere alla loro estrazione secondo la modalità forense. 
Con MyTutela tutto questo è storia: il processo di acquisizione, custodia e archiviazione in modalità forense dei dati rilevanti a fini probatori, contenuti all’interno di smartphone e tablet, avverrà in maniera del tutto automatica e gratuita, ottimizzando i tempi della giustizia e garantendo a chiunque ne abbia bisogno una tutela a portata di click.

Avv. Gianmaria V. L. Bonanno, Avv. Laura Murolo, Dott. Dario Tornese

19/12/2018, 18:01

Processo Tributario Telematico, password, avv. Adriano Scardaccione



Scadenza-e-cambio-password-dei-siti-della-Giustizia-Tributaria


 



Consigliamo ai Colleghi, al pari di quanto giàsegnalato in tema di giustizia amministrativa (per ulteriori info clicca qui), soprattutto a coloro che non svolgono attivitàprevalente nel contenzioso tributario, di ricordarsi di provvedereautonomamente ogni sessanta giorni alcambio password (come indicato sotto) per l’accesso al ProcessoTributario Telematico (per effettuare depositi telematici) ed al Telecontenzioso (per interrogazione econsultazione dei fascicoli processuali informatici dei ricorsi giàdepositati), contenuti all’interno del Sistema Informativo della Giustizia Tributaria, perché, scaduto tale terminedi validità, il rilascio della nuovapassword potrebbe non essere immediato, ma richiedere anche fino a qualcheora, con l’evidente e rischioso inconveniente di non potere accedere allaconsultazione dei propri fascicoli, magari nell’imminenza di un’udienza o diuna scadenza.    
Se non si ricorda la password precedentementemodificata, si può procedere al reset dellapassword
Per procedere al reset, si dovrà preventivamenteindicare il proprio Nickname (UserID), il proprio Codice Fiscale e le modalitàdi verifica, indicando alternativamente 
a)     il Numero di Tessera Sanitaria(nel retro della scheda, il numero in basso a sinistra) e la data di scadenza; 
b)    le risposte a tutte e tre ledomande di verifica impostate in fase di registrazione al SIGIT (es. Qual’è iltuo libro preferito, Chi è il tuo attore/attrice preferito, Chi è il tuocampione sportivo preferito).
Al termine di questa procedura, verrà inviata una PECall’indirizzo indicato in fase di registrazione al SIGIT, con l’indicazionedella nuova password provvisoria, che dovrà essere necessariamente modificataaccedendo alla voce cambia password.

Per accedere alla funzione di cambio password clicca qui
Per accedere alla funzione di reset password clicca qui

Avv. Adriano Scardaccione


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